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	<title>Nicola Rao</title>
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	<description>Cronache dalla storia</description>
	<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 11:51:51 +0000</pubDate>
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		<title>ESTRATTO DI UN SAGGIO SCRITTO DA UNA STORICA ITALO-INGLESE SUL NUMERO DI DICEMBRE-GENNAIO DELLA RIVISTA CULTURALE &#8216;IL MULINO&#8217; DEDICATO AL &#8216;IL SANGUE E LA CELTICA&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 11:51:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il sangue e la celtica]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;indifferenza generale, con poche udienze alla settimana e disertato dai testimoni, si sta tuttora svolgendo il processo, forse l&#8217;ultimo, per la strage di piazza della Loggia a Brescia. A trentacinque anni di distanza da quell&#8217;evento. Negli ultimi anni si sono conclusi altri processi per strage, riaperti sulla base di nuove investigazioni condotte negli anni Novanta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;indifferenza generale, con poche udienze alla settimana e disertato dai testimoni, si sta tuttora svolgendo il processo, forse l&#8217;ultimo, per la strage di piazza della Loggia a Brescia. A trentacinque anni di distanza da quell&#8217;evento. Negli ultimi anni si sono conclusi altri processi per strage, riaperti sulla base di nuove investigazioni condotte negli anni Novanta principalmente dal giudice Guido Salvini: quello della Banca dell&#8217;Agricoltura di piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969) e quello della questura di via Fatebenefratelli, sempre a Milano (17 maggio 1973).</p>
<p>Questi tre processi sono accomunati dalla natura delle accuse e dalle persone rinviate a giudizio: tutti esponenti del gruppo neofascista Ordine Nuovo (On), tra cui spiccano i nomi di Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi, rispettivamente dirigente e militante, negli anni a cui risalgono le stragi, della cellula ordinovista con sede a Venezia-Mestre. Il processo di Brescia, ad esempio, vede rinviati a giudizio proprio Zorzi e Maggi (che all&#8217;epoca era anche leader di Ordine Nuovo nel Triveneto), oltre a Pino Rauti (ex leader nazionale di On), Francesco Delfino (allora capitano dei carabinieri), Giovanni Maifredi, Maurizio Tramonte.</p>
<p>[&#8230;] Gli ultimi due anni hanno segnato l&#8217;inizio di una possibile svolta nelle posizioni riscontrabili nell&#8217;area neo e post-fascista. Nel 2008 è uscito un nuovo libro di Nicola Rao, giornalista con chiare simpatie di destra, intitolato &#8216;Il sangue e la celtica&#8217;. Nel suo libro precedente, &#8216;Neofascisti&#8217; (1999), ripubblicato in versione riveduta e aggiornata nel 2006 (&#8217;La fiamma e la celtica&#8217;), Rao aveva ignorato le stragi. Nel nuovo libro, al contrario, Rao affronta il nodo delle stragi e. sulla base di nuove dirette testimonianze, giunge a conclusioni assai vicine a quelle delle recenit sentenze. In breve, l&#8217;autore, accogliendo le dichiarazioni dei testi al processo di piazza Fontana, incluse quelle di ex camerati, sposa la tesi della colpevolezza di Freda e Ventura e di Ordine Nuovo per piazza Fontana e accetta che dietro piazza della Loggia vi siano elementi neofascisti. Rao rimane convinto che i neofascisti non c&#8217;entrino affatto con Bologna, ma non tenta più di sostenere la tesi che siano innocenti per tutte le stragi.</p>
<p>iI libro ha suscitato vivaci e contrastanti reazioni sia a destra sia a sinistra, riportare dall&#8217;autore nel suo blog. Nell&#8217;ambito della destra c&#8217;è chi ha scelto di avvalorare la sua posizione come Palombi su &#8216;Il Foglio&#8217; (6 dicembre 2006). O come Maurizio Gasparri. Dall&#8217;altro lato, &#8216;Il Secolo d&#8217;Italia&#8217;, come denuncia Rao, si è dimostrato ostile, con un corsivo a penna di Federica Perri. A sua volta Gennaro Sangiuliano sul &#8216;Roma&#8217; (3 marzo 2009) ha ribadito che &#8221;ai fascisti non può essere imputato il sangue delle stragi&#8221;. Sempre Rao denuncia una fortissima ostilità al volume da parte di Murelli e Adinolfi, tuttora militanti della destra radicale.</p>
<p>In breve, il volume ha aperto la strada alle prime, seppure ancora stentate, accettazioni delle risultanze processuali, almeno per quanto riguarda la strage di piazza Fontana e quella di Brescia. In questo contesto, stupisce però la reazione negativa del quotidiano di An, mentre non sorprende la posizione adottata dai gruppi radicali. Come sostiene l&#8217;ormai vasta pubblicistica sulla riconciliazione nazionale, il superamento di atteggiamenti settari coinvolge un processo complesso di spoliazione dei vecchi abiti mentali e di acquisizione di nuovi codici narrativi e interpretativi che permettano di sviluppare una visione di sè e del proprio gruppo di appartenenza non stereotipata e immutabile, ma aperta a una molteplicità di voci.</p>
<p>Questo processo comporta che si compiano una serie di passi, ciascuno dei quali è suscettibile di forme di resistenza attiva e passiva all&#8217;interno del gruppo. Essi vanno dalla pubblica accettazione della verità storico-giudiziaria all&#8217;assunzione di &#8221;lenti bifocali&#8221;, con conseguente non demonizzazione degli avversari e glorificazione del gruppo di appartenenza; dalla costruzione di una memoria storica &#8216;allargata&#8217;, quindi non più intesa come una contro-memoria alternativa di una comunità politico/ideologica, alla rinuncia a considerare il proprio gruppo in termini vittimistici e persecutori.</p>
<p>Se applichiamo ad An questo schema interpretativo, con riferimento alle recenti risultanze processuali sulle stragi, possiamo concludere che fino ad anni recenti le posizioni adottate ufficialmente e prevalenti al suo interno denotano una mancata rifocalizzazione e riallineamento della memoria politica di questo partito, così che possa collimare con le sue idee correnti e in primo luogo con la vocazione democratica. Al contrario, esse mostrano la continua costruzione di una verità alternativa a quella giudiziaria e di storie, miti e simboli in condivisione con la destra radicale. Il neofascismo continua ad essere presentato come un gruppo uniformemente &#8216;puro&#8217; ed eroico, perseguitato da infami avversari che ne hanno fatto un capro espiatorio e hanno tentato in tutti i modi- non ultimo con i processi- di diffamarlo e disonorarlo. La continua trasmissione di una  memoria storica in comune con la destra radicale implica necessariamente una forte prossimità con quest&#8217;area, a dispetto delle avvenute scissioni e divisioni.</p>
<p>Questo atteggiamento è in contrasto con la posizione ufficiale di An in relazione al fascismo, che ha visto un chiaro, seppur graduale, distacco dal proprio passato, perlomeno da parte della leadership del partito. A partire dal 2008 si è avviato un primo confronto all&#8217;interno della destra sulla stagione delle stragi che lascia intravedere la possibilità di una divergenza netta di posizioni, tuttavia la linea di demarcazione rimane ancora molto confusa, nè vi è stato un intervento chiarificatore dei leader di An, quasi la questione non li riguardasse. Eppure ci si sarebbe potuto aspettare che questi ultimi prendessero spunto dal libro di Rao per riposizionare il partito in relazione al proprio passato recente, dopo averlo fatto rispetto al ventennio.</p>
<p>Anna Canto Bull-(professoressa di storia e politica italiana all&#8217;università di Bath (Gb)- <em>Il Sole 24 ore</em> del 13-12-2009</p>
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		<title>ECCO L&#8217;INTERVISTA CHE HO RILASCIATO ALLE NEWS WEB DI TISCALI</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 14:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rao</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[il piombo e la celtica]]></category>

		<category><![CDATA[Cosa dicono di me]]></category>

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		<description><![CDATA[Libri


Nicola Rao si immerge negli Anni di Piombo vissuti a destra

di Andrea Curreli
Negli anni Settanta nelle strade di Roma e in quelle di molte città d&#8217;Italia si spara per uccidere. La violenza politica è lentamente scivolata dagli scontri armati di bastoni agli agguati a colpi di pistola. Una sorta di Selvaggio West che è stato consegnato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><h2>Libri</h2>
<p><!--END_ARTICLE_OCCHIELLO--></p>
<p><!--BEGIN_ARTICLE_TITLE--></p>
<h1>Nicola Rao si immerge negli Anni di Piombo vissuti a destra</h1>
<p><!--END_ARTICLE_TITLE--></p>
<p><em>di Andrea Curreli</em></p>
<p><p>Negli anni Settanta nelle strade di Roma e in quelle di molte città d&#8217;Italia si spara per uccidere. La violenza politica è lentamente scivolata dagli scontri armati di bastoni agli agguati a colpi di pistola. Una sorta di Selvaggio West che è stato consegnato alla storia con la dicitura di &#8220;Anni di piombo&#8221;. La lotta armata è ormai una realtà consolidata a sinistra quando anche i neofascisti decidono di percorrere questa sanguinosa strada. La svolta armata di Concutelli e quella molto più dura dei Nuclei Armati Rivoluzionari sono il tema portante del libro <em>Il piombo e la celtica</em> (Sperling&amp;Kupfer editore, 2009) scritto da Nicola Rao. Il testo è l&#8217;ultimo atto della &#8220;trilogia della celtica&#8221; (<em>La fiamma e la celtica</em> del 2006 e <em>Il sangue e la celtica</em> del 2008) e conclude la vasta analisi condotta dal giornalista sul neofascismo italiano dalle origini ai giorni nostri.   </p>
<p><strong>Può descrivere il quadro politico che l’Italia viveva nei cosiddetti “Anni di Piombo&#8221;?</strong><br />
&#8220;Nella metà degli anni Settanta il Paese è in fibrillazione. L&#8217;Italia appartiene all&#8217;Alleanza Atlantica, ma è una zona di frontiera nel quale si contrappongono due visioni del mondo completamente diverse. E&#8217; anche il Paese con il più grande partito neofascista, il MSI, e il più grande partito comunista del mondo occidentale. Per questo si vivono grandi paure: da un lato quello che l&#8217;Italia diventi comunista e dall&#8217;altro che ci sia una svolta totalitaria di destra con un colpo di stato. In questo clima nelle grandi città inizia una guerra civile minore che ha per protagonisti i più giovani e come campi di battaglia le strade, le scuole e le università. Roma è la città più violenta anche perché qui il numero dei neofascisti è abbastanza grosso da poter reagire&#8221;.</p>
<p><strong>Quindi conferma la teoria di Mario Fioravanti, papà di Valerio e Cristiano, che ha sempre sostenuto che se i suoi figli fossero vissuti in un’altra città diversa da Roma probabilmente non sarebbero divenuti terroristi</strong><br />
&#8220;Per 12-13 anni Roma è stato un campo di battaglia prima tra bande opposte, poi tra giovani e servitori dello Stato&#8221;.</p>
<p><strong>Come si arrivò a quel punto e di chi furono le responsabilità?</strong><br />
&#8220;Se un fenomeno storico viene analizzato a freddo, è possibile stabilire chiaramente dinamiche e concatenazioni. Ma sei stai dentro questo fenomeno è molto più complicato. Centinaia di ragazzini che giravano per strada armati riuscivano a passare inosservati. Sembra assurdo oggi ma questo era il clima allora. I Nar erano noti a molti nell&#8217;ambiente, ma rappresentavano un mistero per i magistrati. Mario Amato ad esempio non avendo alcun elemento sui Nar ipotizzò una unitarietà e una sorta di cupola a destra che in realtà non esisteva&#8221;.</p>
<p><strong>Il giudice Amato fu ucciso dai Nar, quando i neofascisti decidono di sparare contro lo Stato?</strong><br />
&#8220;I Nar hanno iniziato colpendo gli avversari, ma poi Valerio Fioravanti decise di fare il salto di qualità ed emulare le Brigate Rosse nella lotta allo Stato. I Nar volevano così dimostrare di essere rivoluzionari e antiborghesi. Al tempo stesso volevano prendere le distanze dagli stragisti e da coloro che avevano avuto rapporti con lo Stato. Il risultato è stato che alla fine della loro storia combattevano una guerra privata contro l&#8217;antiterrorismo&#8221;.</p>
<p><strong>La lotta armata al sistema venne teorizzata prima dei Nar da Pierluigi Concutelli</strong><br />
&#8220;Concutelli è considerato dagli stessi Nar il loro padre politico. Il suo percorso inizia come quello di tanti neofascisti con gli scontri con i compagni, il mito del principe Borghese, la militanza nel Msi per poi arrivare all&#8217;esperienza in Ordino nuovo. E&#8217; il primo insieme a Mario Tuti a indicare nelle Br un modello da imitare. Per questo nel 1976 uccide il giudice Vittorio Occorsio, il pm del processo sul Movimento Politico Ordine Nuovo. E&#8217; una scheggia impazzita, ma anche un uomo con una forte personalità . Voleva dimostrare che anche i fascisti, in quanto rivoluzionari, fanno la lotta armata&#8221;.</p>
<p><strong>Oggi sarebbe difficile immaginare che coesistessero nelle stesse sezioni romane i Fini o gli Urso e i Fioravanti</strong><br />
&#8220;E&#8217; successo anche a sinistra. Ma la vicinanza fisica non coincide con un comune modello di vita. Dubito che Almirante o Romualdi approvassero una scelta di quel tipo e questo è testimoniato dalla richiesta della pena di morte per i terroristi e dall&#8217;invocazione alla massima durezza nei confronti dei terroristi neri&#8221;.</p>
<p><strong>In più parti del suo libro diversi intervistati mettono in discussione la sentenza della strage di Bologna che condannato Fioravanti, Mambro e Ciavardini perché esecutori materiali. Qual è il suo giudizio?</strong><br />
&#8220;Tendo a escludere che siano i Nar gli esecutori della strage di Bologna del 2 agosto 1980. I Nar sono divenuti assassini per seguire una rottura plateale con la vecchia destra stragista e per essere contro lo Stato e non al suo servizio. Non ha senso dal punto di vista storico e politico che un gruppo terroristico che è nato con questa idea poi decida di fare una strage. Anche dal punto di vista giudiziario, la testimonianza di Massimo Sparti appare insufficiente per condannare una o più persone per una strage di questa portata&#8221;.</p>
<p><strong>Facendo un parallelo con il terrorismo rosso, quello di matrice neofascista sembra più una reazione contro i compagni che ammazzavano i camerati e contro lo stato che in qualche modo tollerava</strong><br />
&#8220;Ci sono tre elementi che distinguono il terrorismo nero da quello rosso. Sicuramente fu un terrorismo di reazione. Erano anni in cui l&#8217;antifascimo militante era un pensiero dominante che portava a definire malato chi si definiva di destra o fascista. Quando la violenza esplode, e in quegli anni era arrivata ai massimi livelli, è difficile dire chi abbia iniziato. Gli altri elementi sono poi l&#8217;emulazione verso le Br e la ricerca di discostarsi dalla vecchia destra. Questi sono gli elementi principali ma ce ne sono anche altri&#8221;.</p>
<p><strong>Quali sono?</strong><br />
&#8220;L&#8217;età media dei militanti dei Nar era molto bassa. Basta pensare che quando Valerio Fioravanti viene arrestato ha solo 23 anni ma ha commesso moltissimi crimini. I militanti rossi hanno 10 o 15 anni in più. Questo spiega anche la differente consapevolezza politica dei brigatisti e la pochezza politica e culturale dei Nar. I Nar sono stati un fenomeno limitato nel tempo e nello spazio. Infine le Brigate rosse avevano l&#8217;obiettivo preciso di abbattere il sistema per costituire uno stato comunista. Quella dei Nar è stata una guerra nichilista&#8221;.   </p>
<p>
 </p>
<p>12 novembre 2009</p>
<p><!--END_ARTICLE_TXT--></p>
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		<title>UNA RECENSIONE ORIGINALE DE &#8216;IL PIOMBO E LA CELTICA&#8217;: L&#8217;ARTICOLO DI MARCO PALOMBI SU &#8216;IL FOGLIO&#8217; IN UNA LETTURA FILOSOFICO-ONIRICA DEL LIBRO</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 11:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rao</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[il piombo e la celtica]]></category>

		<category><![CDATA[Cosa dicono di me]]></category>

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		<description><![CDATA[Accade a volte nella vita di una nazione, se è lecito al proposito parafrasare il Gadda di &#8216;Eros e Priapo&#8217;, che &#8221;un cupo e scempio Eros&#8221; prevalga &#8216;&#8217;sui motivi di Logos&#8221;. E ancor peggio: di come pure Eros finisca per voltarsi in Priapo, copra cioè lo spazio che passa da giovane potenza creatrice, per quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accade a volte nella vita di una nazione, se è lecito al proposito parafrasare il Gadda di &#8216;Eros e Priapo&#8217;, che &#8221;un cupo e scempio Eros&#8221; prevalga &#8216;&#8217;sui motivi di Logos&#8221;. E ancor peggio: di come pure Eros finisca per voltarsi in Priapo, copra cioè lo spazio che passa da giovane potenza creatrice, per quanto un po&#8217; ottusa, a libidine senescente, oscena, puramente teatrale e perciò sterile.</p>
<p>A pensarci bene è forse questo l&#8217;aspetto che prima balza agli occhi leggendo &#8216;Il piombo e la celtica&#8217;, ultimo atto della trilogia (dopo i precedenti lavori &#8216;La fiamma e la celtica&#8217; e &#8216;Il sangue e la celtica&#8217;) che il giornalista del Tg2 Nicola Rao ha dedicato all&#8217;estrema destra, quella politica e quella armata, del dopoguerra.</p>
<p>Il sogno allucinato di quanti tra la fine dei Sessanta e l&#8217;inizio dei Settanta parlavano di rivoluzione nazionale, pensando di poterla fare insieme ai colonnelli, a qualche barba finta e ai settori più reazionari del potere economico era ancora un sogno politico intimamente incoerente, ispirato solo dallo spettro comunista aggirantesi- comme il faut- per l&#8217;Europa, ma all&#8217;interno di un solco politico e culturale, il Logos appunto, ben presente nella storia continentale.</p>
<p>A un certo punto tutto questo, quasi di colpo, non esiste più ed è da allora, più o meno alla metà degli anni Settanta, che riprende il racconto interrotto da Rao nel suo libro precedente:chi cerchi una logica a quel che legge che non stia nelle ragioni personali, le più disparate peraltro, di chi agisce non riuscirà a trovarla, chi cerchi politica ancor meno, sempre meno con lo scorrere degli eventi. L&#8217;impulso che spinge le nuove leve della destra armata, in odio ai &#8216;tramoni&#8217; delle generazioni precedenti, allo scontro frontale e omicida con la realtà è un atto di ribellione tanto disperato quanto stupido, eppure creativo nel momento in cui sceglie come obiettivo in primo luogo se stesso, la propria storia. E&#8217; Eros. E&#8217; il momento, dopo i fasti più sanguinari dell&#8217;antifascismo militante e modaiolo, in cui comincia l&#8217;incubazione di quella piccola tribù che diventeranno i Nar e, accanto a loro, spesso insieme a loro, il gruppo di via Siena e l&#8217;ultimo rivolo &#8216;politico&#8217; rappresentato da Terza Posizione.</p>
<p>Nel racconto di Rao si susseguono un po&#8217; a casaccio- ma accaddero a casaccio- violenze di strada, sparatorie, omicidi, &#8217;salti al bancone&#8217; (rapine in banca), vendette per strada e in carcere in un susseguirsi psicotico in cui basta un sospetto, un &#8217;si dice&#8217;, il venticello della calunnia a scatenare l&#8217;assassinio, non di rado nel corpo della persona sbagliata. Non è mai chiaro in questa soria perchè e a quale fine le cose accadono. Francesca Mambro, riferendosi al massacro del capitano Francesco Straullu e del suo autista, spiega:&#8221;Ormai io andavo avanti più che altro per mostrare a Valerio e agli altri che erano dentro che non ci eravamo dimenticati di loro, che eravamo ancora forti. Certe cose, in realtà, le abbiamo fatte più per questo che per altro&#8221;. Messa così, non è un caso che quella storia si sia conclusa in un vortice di pentimenti spesso poco attendibili e quasi mai disinteressati.</p>
<p>Il momento creativo di quella violenza, peraltro, durò solo un attimo, forse quello prima del primo sparo: in un mattino Eros si era già voltato in Priapo. Il mucchio selvaggio però perdura, osceno e intollerabile, per qualche anno: il tempo di portare a perdersi altri &#8216;pischelli&#8217; e nella bara altre vittime. Fino alla sparatoria e ai morti insensati di Alessandria (1985), fino alle rapine degli anni &#8216;90 che &#8216;Il piombo e la celtica&#8217; sfiora con l&#8217;appendice dedicata alla morte di Elio Di Scala, Kapplerino. Una corsa all&#8217;ombra di Priapo. E&#8217; una metafora, certo. ma è anche larga parte della storia umana.</p>
<p>Marco Palombi, <em>&#8216;Il Foglio&#8217;</em> del 30-10-2009</p>
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		<title>IL PIOMBO E LA CELTICA A FROSINONE</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 12:24:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rao</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[il piombo e la celtica]]></category>

		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Sperling &#38; Kupfer
23/10/2009
Nicola Rao
Frosinone (FR). Incontro con l&#8217;autore e presentazione del libro Il piombo e la celtica alla Libreria Ubik, Via Aldo Moro 150. Con l&#8217;autore interviene Filippo Misserville, ore 17.30
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			<content:encoded><![CDATA[<h4>Sperling &amp; Kupfer</h4>
<p>23/10/2009<br />
<strong>Nicola Rao</strong><br />
<strong>Frosinone (FR).</strong> Incontro con l&#8217;autore e presentazione del libro <em><strong>Il piombo e la celtica </strong></em>alla Libreria Ubik, Via Aldo Moro 150. Con l&#8217;autore interviene Filippo Misserville, ore 17.30</p>
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		</item>
		<item>
		<title>A LUCIANO LANNA, DIRETTORE RESPONSABILE DEL SECOLO D&#8217;ITALIA E STORICO DELLA DESTRA, &#8216;IL PIOMBO E LA CELTICA&#8217; E&#8217; PIACIUTO. ECCO COME L&#8217;HA RECENSITO SUL SU0 GIORNALE</title>
		<link>http://nicolarao.ormedilettura.com/2009/10/10/a-luciano-lanna-direttore-responsabile-del-secolo-ditalia-e-storico-della-destra-il-piombo-e-la-celtica-e-piaciuto-ecco-come-lha-recensito-sul-su0-giornale/</link>
		<comments>http://nicolarao.ormedilettura.com/2009/10/10/a-luciano-lanna-direttore-responsabile-del-secolo-ditalia-e-storico-della-destra-il-piombo-e-la-celtica-e-piaciuto-ecco-come-lha-recensito-sul-su0-giornale/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 10:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rao</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[il piombo e la celtica]]></category>

		<category><![CDATA[Cosa dicono di me]]></category>

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		<description><![CDATA[E I RAGAZZINI SI DIEDERO ALLE ARMI&#8230;DA OGGI IN LIBRERIA &#8216;IL PIOMBO E LA CELTICA&#8217;, IL TERZO VOLUME SUL NEOFASCISMO DI NICOLA RAO. L&#8217;AUTORE RACCONTA IL TERRORISMO NERO E LO SPONTANEISMO ARMATO FACENDO PARLARE I PROTAGONISTI DELLA STAGIONE DI TRAGICA VIOLENZA POLITICA SVOLTASI TRA  IL 1976 E IL 1983.
 L&#8217;autore, Nicola Rao, spiega nell&#8217;introduzione che l&#8217;idea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E I RAGAZZINI SI DIEDERO ALLE ARMI&#8230;DA OGGI IN LIBRERIA &#8216;IL PIOMBO E LA CELTICA&#8217;, IL TERZO VOLUME SUL NEOFASCISMO DI NICOLA RAO. L&#8217;AUTORE RACCONTA IL TERRORISMO NERO E LO SPONTANEISMO ARMATO FACENDO PARLARE I PROTAGONISTI DELLA STAGIONE DI TRAGICA VIOLENZA POLITICA SVOLTASI TRA  IL 1976 E IL 1983.</p>
<p> L&#8217;autore, Nicola Rao, spiega nell&#8217;introduzione che l&#8217;idea di questo suo ultimo lavoro viene da lontano:&#8221;Ha cominciato a frullarmi per la testa fin da quando ho mosso i primi passi nel giornalismo, alla fine dell&#8217;86. Ma l&#8217;accarezzavo già prima. A far scattare la molla era stato un libro di Giorgio Bocca pubblicato nel marzo 1985. Si intitolava &#8216;Noi terroristi. 12 anni di lotta armata ricostruiti e discussi con i protagonisti&#8217;. Una delle più prestigiose firme del giornalismo italiano aveva tentato (e realizzato) un&#8217;operazione incredibile: descrivere il terrorismo (rosso in quel caso) con le parole di chi lo aveva vissuto direttamente&#8230;&#8217;.</p>
<p>Cosa ne emergeva? &#8216;Ne fuoriusciva- riconosce Rao- anche il ritratto di una generazione di militanti politici che avevano portato al limite estremo l&#8217;eredità della guerra civile e della Resistenza. Di giovani che, in alcuni casi, avevano semplicemente realizzato quello che molti, troppi intorno a loro e prima di loro avevano predicato e teorizzato. L&#8217;avversario politico visto come un nemico da abbattere, l&#8217;altro da sè (che fosse un servitore dello Stato, un politico democristiano, un giovane militante di destra poco importava) non percepito come una persona, ma solo come un simbolo da annientare. E poi la spaventosa approssimazione con cui talvolta venivano decisi a tavolino gli omicidi o le gambizzazioni, l&#8217;amore quasi maniacale di alcuni di loro per le armi da fuoco, un desiderio di distruzione e autodistruzione che rasentava il nichilismo&#8217;.</p>
<p>Da queste impressioni l&#8217;idea di Rao di compiere un&#8217;operazione analoga su una vicenda parallela e tutta italiana che pochi davvero conoscevano e avevano potuto interpretare nel verso giusto: quella del terrorismo nero e dello spontaneismo armato. Se infatti la cosiddetta lotta armata di estrema sinistra (quella delle Br, di Prima Linea etc) è stato un fenomeno espressosi anche altrove, si pensi solo alla Germania della Baader-Meinhof, il terrorismo di destra è stato un fenomeno manifestatosi soltanto nel nostro Paese e che, anche per questo, va adeguatamente raccontato e spiegato. &#8216;Un terrorismo- precisa Rao- minore, poco conosciuto e indagato. Un terrorismo spontaneo, di strada, animato da giovani, in molti casi addirittura minorenni, che ha avuto, fondamentalmente, come scenario, la Capitale&#8217;.</p>
<p>Da tutto questo nasce quindi &#8216;Il piombo e la celtica&#8217;. Storie di terrorismo nero: dalla guerra di strada allo spontaneismo armato&#8217; (Sperling&amp;Kupfer, pp480, 16 pagine a colori con foto inedite, euro 18,00), da oggi in tutte le librerie. Un libro che conclude la trilogia sul neofascismo dell&#8217;autore- dopo i precedenti &#8216;La fiamma e la celtica&#8217;, la storia politica, culturale e umana della destra dal &#8216;45 al 2006 e &#8216;Il sangue e la celtica&#8217;, sugli anni sessanta e i primissimi settanta, la stagione della cosiddetta &#8217;strategia della tensione&#8217;- e che,stavolta, rivela come storicamente appropriato il riferimento al simbolo della celtica come segno di un&#8217;epoca quale quella che va dai primi anni settanta al 1982.</p>
<p>Non a caso nel libro, intervistato dall&#8217;autore, Biagio Cacciola- presidente del Fuan, l&#8217;organizzazione degli universitari di destra, a Roma tra il 1976 e il 1979- ricorda come, a partire dal &#8216;77, quel simbolo cominciò a diffondersi tra i giovani di destra non solo a Roma: fino a quel momento usata soprattutto dagli ambienti rautiani che premevano sulla rottura con il vecchio neofascismo nostalgico, &#8216;verrà accostata automaticamente, tra i neofascisti romani, al Fuan. Tanto che molti pischelli della Capitale finiranno per ribattezzarla la &#8216;fuanina&#8217; o la medaglietta del Fuan e i muri di Roma saranno, per molti anni, riempiti di scritte con una croce celtica e la sigla Fuan ai quattro angoli del simbolo&#8217;. E per dirla tutta, nonostante quel simbolo fosse- come dimostrano con evidenza anche alcune fotografie a colori allegate al libro di Rao- sempre in primo piano negli striscioni e nelle bandiere presenti ai comizi di Almirante, a un certo punto i vertici del Msi arrivano, con tanto di circolari interne, a interdirne l&#8217;uso. E il motivo fu proprio la presenza di un manifesto con la croce celtica nelle fotografie diffuse sui giornali dopo il ritrovamento di un appartamento-covo di terroristi di destra.</p>
<p>Un testo assai utile, quindi, questo &#8216;Il piombo e la celtica&#8217; perchè consente per la prima volta in maniera completa ed esaustiva, di ripercorrere la vicenda dei protagonisti di quella stagione attraverso un&#8217;ampia documentazione, testimonianze dirette e inedite e un ritmo narrativo che consente di leggere le quasi cinquecento pagine come se si trattasse di un action movie. Sinora d&#8217;altronde, a questa vicenda non erano dedicati troppi libri: il best seller &#8216;A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti0, scritto dal giornalista Giovanni Bianconi e pubblicato nel lontano 1992,e i due libri consecutivi &#8216;Destra estrema e criminale&#8217; del 2007 e &#8216;Neri!&#8217; dello scorso anno, scritti a quattro mani da Mario Caprara e Gianluca Semprini per la Newton Compton. Bibliografia a cui si potrebbe aggiungere, ma come trasposizione letteraria, il romanzo &#8216;Il sogno cattivo&#8217; di Francesca D&#8217;Aloja edito da Mondadori tre anni fa, l&#8217;unico caso in cui l&#8217;esperienza dello spontaneismo armato è stata in qualche modo assunta a materia d&#8217;ambientazione narrativa.</p>
<p>Il libro di Nicola Rao ha il merito, quindi, di squarciare il velo di una difficoltà giornalistica- e forse pure storiografica- ad afferrare fino in fondo l&#8217;universo di riferimento e il contesto sociale e politico che, solo, possono davvero spiegare i fatti raccontati.  Intanto, la scelta di aprire il saggio con due cartine di Roma corredate dalle date e dai riferimenti di tutta una serie di vicende che vanno grosso modo dal 1971 al 1983 spiega- da subito- che la cosiddetta guerra per bande e la successiva fase dello spontaneismo armato sono questioni soprattutto romanocentriche con una sola grande appendice su Milano. Ci sono poi riferimenti a Trieste, al Veneto, alla Sicilia, a Torino e qualche altro squarcio in altre aree, ma finalmente viene spiegato una volta per tutte che quel clima sanguinoso e tragico non è stato percepito allo stesso modo in tutta Italia ma ha avuto il suo acme e quasi tutta la sua manifestazione nelle due grandi metropoli del Paese.E Rao riesce, oltretutto, a dare ragione del contesto che, a un certo punto, fece impazzire tutto. &#8216;Nelle prime ore del mattino del 27 ottobre 1972, molte zone di Roma e dintorni- leggiamo nelle prime pagine de &#8216;Il piombo e la celtica&#8217;- sono illuminate dagli incendi contemporanei di ben otto sezioni del Msi. Bruciano la sezione Flaminio e quella di Montesacro. Saltano in aria anche le sezioni di Talenti, del Tufello, di viale Marconi e di Torpignattara. Vengono date alle fiamme le sezioni delle vicine Grottaferrata e Ciampino. Che ci sia una regia unica dietro quegli attentati non c&#8217;e&#8217; ombra di dubbio. I colpevoli non verranno mai individuati, ma dopo quella notte, a Roma nulla sarà più come prima. I militanti missini, incattiviti, reagiranno con pestaggi e violenze, alle quali risponderanno i gruppi piu&#8217; duri dell&#8217;ultrasinistra, alzando il tiro&#8230;&#8217;. Vale la pena di leggere anche le successive annotazioni di Rao secondo cui alcuni anni dopo le rivelazioni (anche se mai provate) del colonnello Antonio Viezzer, ex ufficiale del Sid, il servizio segreto militare, indicheranno negli ambienti dei servizi gli autori degli attentati. Il motivo? &#8216;La volontà di attribuirne la responsabilità ai rossi per alimentare la strategia della tensione e dare forza agli opposti estremismi. Cosa puntualmente avvenuta&#8217;.</p>
<p>Rao racconta, quindi, l&#8217;escalation dell&#8217;antifascismo militante, dal rogo di Primavalle dell&#8217;aprile 1973, alla &#8216;battaglia&#8217; di San Giovanni di Dio del dicembre 1974, in cui l&#8217;impegno dei missini di difendere l&#8217;agibilità di un comizio di Pino Rauti- Almirante era d&#8217;accordo, se si andava avanti così si sarebbe proceduto alla chiusura di tutte le sezioni della Capitale-  sfocia in una serie di incidenti. &#8216;24 feriti, di cui  3 da colpi di pistola, 37 fermati, 9 arrestati, quasi due ore- scrive Il Messaggero il giorno dopo- di scontri violenti. Questo il bilancio dei gravi incidenti avvenuti ieri mattina a Monteverde, nel corso di un comizio tenuto dal deputato missino Pino Rauti a piazza San Giovanni di Dio. Gli incidenti si sono avuti quando un gruppo di trecento aderenti a movimenti politici della sinistra extraparlamentare ha tentato di interrompere il comizio e si è scontrato con quasi altrettanti missini presenti nella piazza&#8217;. L&#8217;aspetto interessante di tutta la vicenda è costituito, secondo Rao, anche da una dichiarazione del vicesegretario missino Pino Romualdi, che attaccando le forze dell&#8217;ordine accusate di essere intervenute blandamente e in ritardo, minaccia:&#8217;D'ora in poi, se lo Stato non ci difenderà, lo faremo da soli&#8230;&#8217;. Affermazione che rispecchiava probabilmente lo stato d&#8217;animo di molti giovani e giovanissimi pressati in quei mesi da una recrudescenza, nelle scuole e nelle strade, dell&#8217;antifascismo militante.</p>
<p>Comincerà a intensificarsi l&#8217;attività dei Gruppi Operativi e dei Volontari Nazionali in funzione difensiva,ma per qualcuno sarà l&#8217;inizio dell&#8217;abitudine alle armi. Tanto che le uccisioni di giovani missini come Ramelli, Zicchieri e Mantakas, daranno l&#8217;idea di città- Roma e Milano- diventate quasi teatro di una guerra civile. Sino al trauma,  quasi un punto di non ritorno, del 7 gennaio 1978: tre ragazzi uccisi, di cui uno per il piombo sparato da un carabiniere. Certo, niente può giustificare il passaggio di ragazzi e minorenni alla lotta armata, alle rapine, a sparare su presunti avversari. A partire dal 1976- l&#8217;omicidio di Vittorio Occorsio, il secondo magistrato ucciso in Italia da terroristi, in questo caso da un terrorista di destra- ma, soprattutto, dopo il 1978 con le azioni dei Nar si esprime, soprattutto a Roma, la vicenda dello spontaneismo armato.</p>
<p>Rao, trent&#8217;anni dopo, riporta le parole dei protagonisti, anche quelle scritte come nel caso della lettera inviata all&#8217;autore, nel 1987, da Roberto Nistri, all&#8217;epoca uno dei leader dell&#8217;estremismo nero e oggi militante della sinistra antagonista:&#8217;Tutti erano mossi- spiegava dieci anni dopo quegli eventi- da un desiderio comune: quello di scrollarsi di dosso le etichette di &#8217;servi dello Stato&#8217;, di &#8216;guardie bianche&#8217; del regime, o peggio di &#8217;stragisti&#8217;, che per anni erano state attaccate a tutto ciò che di illegale veniva fuori dall&#8217;ambiente. Credo che questo fosse l&#8217;unico denominatore comune di tutti quelli che hanno gravitato intorno all&#8217;esperienza Nar&#8217;. Anche per questo ragazzi poco più che adolescenti finirono per morire o uccidere in nome della politica. &#8216;Questo libro- conclude Rao- è dedicato a tutti coloro che hanno sofferto per quelle vicende, indipendentemente dallo schieramento politico o dalla posizione che ricoprivano. Nella speranza che passi un messaggio, forte e chiaro nella sua semplicità: mai più morire di politica. Mai più&#8217;.</p>
<p> Luciano Lanna su <em>&#8216;Il secolo d&#8217;Italia&#8217;</em> del 29-09-2009</p>
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		<title>QUESTA L&#8217;OPINIONE DI MARIO AJELLO, PENNA PRINCIPE DE &#8216;IL MESSAGGERO&#8217; SU &#8216;IL PIOMBO E LA CELTICA&#8217;</title>
		<link>http://nicolarao.ormedilettura.com/2009/09/27/questa-lopinione-di-mario-ajello-penna-principe-de-il-messaggero-su-il-piombo-e-la-celtica/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 07:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rao</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Cosa dicono di me]]></category>

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		<description><![CDATA[                         ROMA NERA A MANO ARMATA, IL  LIBRO DI RAO
È una sorta di “romanzo criminale”, tutto al nero, e a base di deliri ideologico-generazionali, annegati in troppo sangue. È una storia essenzialmente romana, e alcune foto tratte anche dall’archivio del Messaggero come quella che ritrae Fabrizio Zani, personaggio centrale nella vicenda dell’estremismo di destra degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Arial">                         ROMA NERA A MANO ARMATA, IL  LIBRO DI RAO</font></p>
<p><font face="Arial">È una sorta di “romanzo criminale”, tutto al nero, e a base di deliri ideologico-generazionali, annegati in troppo sangue. È una storia essenzialmente romana, e alcune foto tratte anche dall’archivio del <em>Messaggero</em> come quella che ritrae Fabrizio Zani, personaggio centrale nella vicenda dell’estremismo di destra degli anni ’70 e ’80 rendono ancora più terribilmente accattivante il nuovo libro di Nicola Rao. S’intitola <em>Il piombo e la celtica</em>, esce martedì prossimo per Sperling&amp;Kupfer (482 pagine, 18 euro) ed è opera di un ottimo giornalista del Tg2, che conosce millimetro per millimetro la storia del terrorismo nero.<br />
Si narra della nascita dei Nar, delle loro azioni e dell’insieme dell’estremismo di destra in armi, e la scrittura del tutto ha un forte ritmo giornalistico. Diventa cronaca forsennata di abbagli e di tragedie, di spari e di retate, di fughe e di tentativi di dare un senso all’irrazionale, ma finisce per dare a <em>Il piombo e la celtica</em>anche lo status di un vero e proprio saggio di storia di “lunga durata”. Che s’inserisce nel solco di altre due opere di Rao. Prima <em>La fiamma e la celtica</em>, che narrava gli aspetti politici e culturali del neofascismo. Poi <em>Il sangue e la celtica</em>, che fra gli anni ’60 e i primi ’70 ripercorreva lo stragismo e il golpismo. E ora <em>Il piombo e la celtica</em>, in cui si muovono i nuovi terroristi neri mettendo a ferro e fuoco insieme ai dirimpettai dell’estremismo di sinistra una Roma che è quella descritta dalla cartina impressionante con cui si apre questo volume di Rao. Una freccia ti porta a via Ottaviano, in Prati, e leggi: «28 febbraio ’75, morte di Mikis Mantakas». Altra freccia, su Balduina: «30 settembre ’77, morte di Walter Rossi». Quartiere Trieste: «28 maggio ’80, assalto dei Nar ai poliziotti di pattuglia davanti al liceo Giulio Cesare» (insomma, uccisione di «Serpico»). Appio-Tuscolano: «7 gennaio ’78, strage di Acca Larentia». E via così. Le morti dei neri, le morti dei rossi, le morti di giudici come Occorsio o come Amato a Montesacro e la scena di questo assassinio, così come molte altre, è montata da Rao con tecnica cinematografica o da telegiornalismo d’inchiesta e da «Notte della Repubblica».<br />
Ma il rigore del racconto, la sequenza delle imprese di Giusva Fioravanti, della Mambro e dei loro sodali, l’uso dei testimoni e delle parole dei protagonisti anche quelle scritte come nel caso della bellissima lettera inviata a Rao da Roberto Nistri (uno dei leader dell’estremismo nero di quegli anni), non scadono mai nel grand guignol o nell’amarcord a buon mercato (del tipo: indimenticabili quegli anni&#8230;.) che anima molti libri di ricostruzione della violenza politica inscenata dalla “peggio gioventù”. Quella dei tempi in cui e non c’è niente su cui fare oleografia e certo non la fa Rao - i Nar così scrivevano per incitare i pischelli allo spontaneismo armato: «Armi e soldi sono per le strade. E basta anche un coltello per cominciare». Ma si passò presto alle pistole. E la sede del Fuan di via Siena diventa una sorta di culla dell’escalation armata. Per rispondere colpo su colpo alla caccia al fascista che dilaga nelle scuole e ovunque, ma poi più in generale è «il sistema» a fungere da bersaglio dei Nar. Fino a quella che Rao definisce «la strage delle stragi»: insomma, stazione di Bologna, 2 agosto ’80.<br />
È la Banalità del Male espressione di Hannah Arendt adattabilissima, fatte le dovute proporzioni, a queste vicende di sangue che trasuda dalle gesta degli anti-eroi muniti di piombo e celtica. Uno di loro parla così e fotografa in poche righe un’epoca: «Un giorno facevi la cosa più normale del mondo e il giorno dopo andavi a sparare a qualcuno. La mattina magari andavamo a un seminario politico e poi, tornando, facevamo un attentato. Se ci ripenso, era una cosa allucinante». In una città, Roma, territorio di guerra, sfigurata e irriconoscibile sotto il peso di queste vicende. Che ancora sembrano incise, col timbro del dolore, nel paesaggio che abitiamo quotidianamente. Conclude Rao: «Una storia unica, incredibile, inimmaginabile. Una storia che, speriamo, non si ripeta mai più».<br />
Mario Ajello, <em>&#8216;Il Messaggero&#8217;</em> del 26-09-2009</font></p>
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		<title>MENO CINQUE A &#8216;IL PIOMBO E LA CELTICA&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 09:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rao</dc:creator>
		
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		<title>MENO SETTE A &#8216;IL PIOMBO E LA CELTICA&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 08:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rao</dc:creator>
		
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		<title>GASPARRI: E&#8217; ORA DI DIRLO, CERTE BOMBE ERANO DI DESTRA</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2009 07:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rao</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il sangue e la celtica]]></category>

		<category><![CDATA[Cosa dicono di me]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha già detto molto. È sera, una libreria del gruppo Arion. Per tutta la presentazione Maurizio Gasparri ha parlato di anni di piombo, stragi, piccola e grande storia, fra aneddoti personali e micro-rivelazioni. Ma, giunto alla fine, quando i due giornalisti presenti al tavolo - il collega Francesco Bei de La Repubblica e chi scrive [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha già detto molto. È sera, una libreria del gruppo Arion. Per tutta la presentazione Maurizio Gasparri ha parlato di anni di piombo, stragi, piccola e grande storia, fra aneddoti personali e micro-rivelazioni. Ma, giunto alla fine, quando i due giornalisti presenti al tavolo - il collega Francesco Bei de La Repubblica e chi scrive - gli chiedono un giudizio sintetico, il capogruppo del Pdl in Senato si spinge più in là. Prima di andarsene, infatti, Gasparri getta nello stagno l’ultimo sasso. È un piccolo strappo, quello in cui nessun dirigente della destra ex missina si è mai cimentato: «Sono convinto che alcune di quelle bombe, che hanno insanguinato l’Italia negli anni Settanta, le abbiano messe persone ascrivibili all’area della destra».<br />
Altre domande. Perché dice questo solo ora? «L’ho sempre pensato: se me lo chiedono rispondo, così come sono convinto di un’altra cosa: con la strage di Bologna Fioravanti e la Mambro non c’entrano nulla». Perché queste cose non le ha mai dette nessun altro, in An, da Fini in giù? Sorriso: «Ehhh… Rispondo per me, dovete chiederlo a Fini». Lui prosegue così: «In quella che è stata definita la galassia neofascista c’erano molti, come me, che venivano considerati stragisti, ed invece erano vittime delle stragi come e più degli altri. E c’era anche qualche mente bacata, che immaginando chissà quale palingenesi folle, pensava che si potesse realizzarla a colpi di scure».<br />
L’occasione per entrare in questo terreno (letteralmente) minato l’ha offerta un libro uscito diversi mesi fa, Il sangue e la celtica di Nicola Rao (Sperling &amp; Kupfer). Un saggio che ricostruisce la strategia della tensione, per la prima volta, con le testimonianze di tanti protagonisti della destra estrema. Un libro che conosco bene: è apparso in una collana curata da me. Il sangue e la celtica ha suscitato molte polemiche alla sua uscita, ma curiosamente è stato ignorato dalla stampa di sinistra. Gasparri, invece, accetta l’invito di Rao e ne approfitta per un racconto sorprendente: «Sono del 1956, ma entro al liceo Tasso nel 1969, perché ero un anno avanti. A dicembre, quando scoppia la bomba, sono considerato “il missino” della scuola. C’è qualche imbecille che pensa di vendicare la strage riempiendo di botte me…». In sala qualcuno sorride, altri imprecano, Gasparri stupisce ancora. Alla domanda se abbia mai inneggiato ai golpisti, risponde: «Anch’io ho gridato lo slogan “Ankara-Atene-Adesso Roma viene”. Non perché odiassi la democrazia… Ci sembrava che quelle dittature fossero una risposta estrema, ma necessaria, all’avanzata del comunismo nel mondo. So che sembra una follia, ma allora c’erano regimi militari, para-militari o neofascisti in Turchia, in Grecia, in Portogallo, in Spagna, dove era ancora vivo Franco. Insomma, sembrava che ad essere in minoranza, nel Vecchio continente, fossero le democrazie». Poi il capogruppo fa una pausa: «Ho gridato anche “Basta con i bordelli/ vogliamo i colonnelli!”. Ricordo bene il colonnello Papadopoulos e il suo vice Patakòs. Ma le cose sono complesse, per noi contava molto di più la situazione italiana. Nel 1972 il Msi è al suo massimo storico, lo slogan era: “Arriva maggio/ forza e coraggio”».<br />
Nel libro di Rao si parla anche del golpe Borghese. Gasparri qui è prudente: «Ci vado cauto, perché negli anni, nell’ambiente, mi capitava di incontrare persone molto più giovani di me - all’epoca avevo 14 anni! - che mi dicevano: “Sai, nella palestra di via Eleniana, quando fu dato il contrordine io c’ero”. Ed è così che ho scoperto che, fra tanti innocenti e tanti responsabili, c’erano anche evidenti millantatori e mitomani che raccontavano eventi di cui non potevano essere testimoni. Ho letto di mitragliette al Viminale, Rao ne scrive. So che i forestali uscirono dalle caserme… Ma la ricostruzione più fedele di quel golpe l’ha data un film». Quale? «L’indimenticabile Vogliamo i colonnelli di Monicelli. Quello in cui i golpisti arrivano ad occupare la Rai, per leggere il proclama, e scoprono che è troppo tardi perché sono finite le trasmissioni. Era così! Minacciano di morte, tirano fuori le pistole, nulla da fare. Gli rispondono: “Ahò, nun se pò fà nulla, se ne so’ annati via pure i tecnici”».<br />
Poi Gasparri torna alla copertina del libro, in cui sono raffigurati tre topi (identici a quelli che i ragazzi de La voce della Fogna avevano scelto, come proprio alter ego, nella rivista satirica più famosa nata nel Fronte della Gioventù): «Ne avete messi in scena tre. Uno con l’ascia bipenne, uno con gli occhiali da agente dei servizi segreti e uno perplesso e spaventato, col dito sulla bocca. Bene, io appartenevo alla terza categoria. Credo che molte delle cose che sono state raccontate non siano vere, che su alcune si debba fare luce, ma sono anche sicuro che qualcosa c’è stato, che non è un… complotto comunista. Qualcuno dei ragazzi della destra più radicale, diciamo anche estrema, ha fatto da manovalanza a persone che avevano altri disegni. Altri erano in preda a un delirio distruttore. Ma certezze sui responsabili materiali non ne ho, non ne ha trovate nemmeno la magistratura». Poi due battute (neanche troppo) su altri due punti di cui si tratta nel libro. Il cosiddetto «Sessantotto nero» (a partire dalla famosa foto degli Avanguardisti a Valle Giulia): «Chi dice che erano da una lato della strada, chi dice che erano dall’altro con i rossi; a destra per molti fu un’occasione persa. Io dico: meno male che è stata persa! Perché in ogni caso, per quelli di destra, essere lì era un errore. I voti del 1972 arrivano all’insegna del motto “legge e ordine”». E sul congresso del luglio ’60: «È venuto a trovarmi Caradonna, al Senato, e ha fatto una battuta strepitosa: “Capisci, Maurizio? Se l’avessimo fatto a Napoli, invece che in una città medaglia d’oro della Resistenza, saremmo stati al governo 30 anni prima”. Sono d’accordo: il congresso andava fatto a Capri, in bermuda e zatteroni, non avrebbe prodotto nemmeno un morto!».</p>
<p> Luca Telese, <em>Il Giornale</em> del 16-05-2009</p>
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		<title>&#8216;LA FIAMMA&#8217; E &#8216;IL SANGUE&#8217; A VICENZA</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 15:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rao</dc:creator>
		
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09/05/2009 - ore 20.00
Nicola Rao
Vicenza (VI). Incontro con l&#8217;autore e presentazione dei libri La fiamma e la celtica e Il sangue e la celtica ai Chiostri di Santa Corona, Contrà Santa Corona 4. Con l&#8217;autore interviene Stefano Boschiero. L&#8217;incontro è organizzato in collaborazione con l&#8217;Associazione Gioventù Italiana, ore 20
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<p>09/05/2009 - ore 20.00<br />
<strong>Nicola Rao</strong><br />
<strong>Vicenza (VI).</strong> Incontro con l&#8217;autore e presentazione dei libri <em><strong>La fiamma e la celtica</strong></em> e <em><strong>Il sangue e la celtica </strong></em>ai Chiostri di Santa Corona, Contrà Santa Corona 4. Con l&#8217;autore interviene Stefano Boschiero. L&#8217;incontro è organizzato in collaborazione con l&#8217;Associazione Gioventù Italiana, ore 20</p>
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