Sono veramente dispiaciuto e mi scuso di non essere con Voi. Una riunione non prevista con
la Presidenza del Tribunale cui sono stato chiamato in sostituzione di un collega, mi impedisce di essere oggi a Brescia. 

Voglio però testimoniare, come magistrato che ha condotto indagini in questo campo, che il libro di Nicola Rao è prezioso, perché è il racconto più completo, non solo sulla storia, ma sull’ambiente umano della destra radicale dal 1945 ad oggi e sulle stragi di cui  il terrorismo nero fu artefice.Un mondo che è raccontato  senza demonizzarlo, ma descrivendolo in preda a quella distonia percettiva che immaginava il golpe che avrebbe salvato la patria, come fattibile e imminente, così come  il terrorismo di estrema sinistra viveva nel mito della rivoluzione mondiale alle porte. 

Un mondo, quello della destra radicale, imbevuto di ultra-nazionalismo, del rancore dei vinti del 1945- che allora era ancor vicino- di miti superomistici e pagani, che si è reso responsabile di alcune stragi: questa è la verità storica ormai accertata e riconosciuta nelle stesse sentenze di assoluzione. Anche perché una parte dei servizi segreti e del mondo militare ha saputo intercettarlo, blandirlo e usarlo come co-belligerante, non tanto per realizzare un golpe, quanto per stabilizzare l’assetto istituzionale moderato e atlantico dell’epoca 

Nel  libro, grazie alle interviste di Rao con i protagonisti, ci sono timide aperture da parte di ex militanti di estrema destra che si aprono a qualche iniziale piccola rivelazione su Piazza Fontana, la strage di Brescia, il Golpe Borghese  

Sono brandelli di verità che bisogna coltivare, anche fuori dalle aule giudiziarie, dato che molte indagini sono finite e difficilmente possono essere riaperte.  Lo strumento può essere una Commissione per la verità, composta non da parlamentari con le loro visioni di parte, ma da storici ed esperti indipendenti, senza pretese ‘punitive’, ma con una pretesa di verità risarcitoria, soprattutto per i familiari delle vittime. Una Commissione che provi a raccogliere quei frammenti che sono sparsi in libri, interviste, memoriali e, forse, nella coscienza di qualcuno e cerchi di unificarli in una lettura almeno storicamente condivisa. 

Sarebbe un lavoro in favore della memoria del Paese e delle vittime significativo anche in altri casi, come il sequestro Moro e l’omicidio Calabresi, in cui altri segmenti di verità,con uno sforzo di comprensione e  non di punizione possono certamente affiorare. 

Concludendo voglio ricordare che sarebbe sbagliato pensare che il libro si rivolga solo al passato. Ha invece spunti che ci fanno riflettere anche sull’oggi.Il  movimento degli studenti contro la riforma Gelmini vede la presenza di giovani di estrema destra che rivendicano il loro ruolo nei movimenti di lotta. Qualcuno vorrebbe isolarli, qualcun altro si chiede se intendano stare dentro il  movimento o, dopo gli incidenti di Piazza Navona, se puntino ad altro come radicalizzare lo scontro e magari far scatenare la repressione.Sono domande che Il sangue e
la Celtica ci aiuta a porci in una prospettiva storica, grazie al capitolo dedicato ai fatti di Valle Giulia del 1 marzo 1968, forse il primo atto del ’68 militante, quando agli scontri con
la Polizia parteciparono in prima fila Stefano Delle Chiaie  e tutto lo stato maggiore di Avanguardia Nazionale, come si vede in una bellissima foto pubblicata nel libro e per la prima volta decifrata. 

Non ci sono ancora risposte, ma il libro aiuta gli studenti di oggi a cercarle anche in una chiave storica che rischiavamo di dimenticare

Guido Salvini

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