”VADA IN TV LA STRAGE DI BRESCIA”

Si, certo, il processo che si sta tenendo sulla strage di Erba e’ importante e va seguito. Al di la’ della fisiologica morbosita’ e’ successa una cosa orrenda, tutti quei morti, tra cui un bambino,  e per quei motivi cosi’ assurdi, che si tratta di una patologia sociale, di un brutto buco nella meta’ oscura della nostra vita, che va analizzato, studiato e curato. Per cui se lo vediamo in tv, dai telegiornali ai talk show va bene. Come se ne parli, quanto approfonditamente e a proposito, e’ un altro discorso. Chiunque faccia il mio mestiere, cioe’ raccontare misteri e soprattutto invernarli da scrittore, si e’ sentito chiedere ritratti da profiler dell’Fbi di Olindo e Rosa, oppure ricostruzioni dei fatti da Csi (o Ris, se volete), e va bene anche questo, basta non rispondere a vanvera.

Pero’. Due cose, almeno per come la vedo io.  La prima e’ che certi discorsi dovrebbero essere fatti anche quando non c’e'  il giallo e non c’e’ il processo.  Dovremmo parlare di Olindo e Rosa anche se la strage di Erba non fosse mai avvenuta, e soprattutto prima che ne avvenga un’altra. I casi di cronaca sono campanelli d’allarme che segnalano un disagio. Abbiamo sentito parlare tante volte del caso di Annamaria Franzoni, ma di madri che uccidono i figli, secondo alcuni dati, ce ne sono ogni anno piu’ o meno una trentina. Significa che possiamo parlare di Cogne anche senza Cogne.

La seconda. E’ ovvio che ci sono processi e casi che sono piu’ mediatici di altri. Vale anche per i romanzi gialli. Pero’ l’informazione ha altri scopi.  Tra poco iniziera’ un processo per la strage di piazza della Loggia, a Brescia,  dove una bomba uccise otto persone, nel 1974. Al di la’ del suo esito sara’ un’occasione per ricostruire un pezzo oscuro della nostra storia. Mi aspetto un Porta a porta, un Matrix, un Ballaro’ e una serie di Primo piano anche su Brescia.

Carlo Lucarelli, su l’Unita’ del 21-11-2008

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7 risposte a MARTEDI’ 25 NOVEMBRE SI APRIRA’ A BRESCIA IL DIBATTIMENTO PER IL NUOVO PROCESSO SULLA STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA DEL 28 MAGGIO 1974. A GIUDIZIO, MAURIZIO TRAMONTE- META’ UOMO DEL SID E META’ ORDINOVISTA- ACCUSATO (ED AUTOACCUSATOSI) DI CONCORSO IN STRAGE, INSIEME ALL’ALLORA CAPITANO DEI CC DELFINO, AL SUO ‘INFILTRATO’ NEL MAR MAIFREDI, ALL’UOMO DI MANO DELLA CELLULA ORDINOVISTA VENEZIANA DELFO ZORZI ED AL SUO ‘CAPO’ CARLO MARIA MAGGI. MA DELLA STESSA IMPUTAZIONE DOVRA’ RISPONDERE ANCHE PINO RAUTI, PER L’ACCUSA, IL LEADER INDISCUSSO’ DELLA ‘CUPOLA’ STRAGISTA INTERNA AD ON. CHE, PER QUESTO SUO RUOLO, SEMPRE SECONDO L’ACCUSA, ”NON POTEVA NON SAPERE”. SEGUIREMO L’ANDAMENTO DI QUESTO PROCESSO E NEI PROSSIMI GIORNI TORNEREMO A PARLARNE PIU’ DIFFUSAMENTE, PERCHE’ ACCANTO AD ELEMENTI INTERESSANTI, CE NE SONO ALTRI CHE RICORDANO PRECEDENTI ‘TEOREMI’, COME LE ACCUSE ‘DEDUTTIVE’ NEI CONFRONTI DI RAUTI, AD ESEMPIO. L’ASPETTO INTERESSANTE DELL’IMPIANTO ACCUSATORIO E’ L’INSISTENZA SULLA ‘PISTA VENETA’ DI ON, LEGATA, COME AVETE VISTO DA ‘IL SANGUE E LA CELTICA’, A DOPPIO FILO AI ‘CAMERATI’ MILANESI DELLA FENICE. INTANTO VI INVITO A LEGGERE E COMMENTARE QUESTO INTERVENTO DI CARLO LUCARELLI SU ‘L’UNITA’

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  1. Giacomo

    Sono totalmente d’accordo sulla necessità di dare più spazio possibile al processo di Brescia, perchè questa è di fatto l’ultima vera occasione per fare luce su certe pagine oscure del nostro passato. E non tanto su un piano giudiziario (come giustamente scrivi, non tutto l’impianto accusatorio mi pare solido e comunque dubito che, alla fine, si arriverà ad alcuna condanna), quanto da un punto di vista storico. In tutti questi anni, infatti, a Brescia è stato accumulato tantissimo materiale documentale (non tutto ancora reso noto) che, in un futuro prossimo, potrebbe consentire a giornalisti e ricercatori di rileggere in profondità quel periodo storico.

    Purtroppo temo che il 90% degli italiani (e credo di essere ottimista), non sappia che domani si apre tale processo…..

    09:52, Commento
  2. Nicola

    Giacomo, hai perfettamente ragione, ahime’.
    Il sassolino nello stagno lanciato da Lucarelli sottolinea proprio questo aspetto: la totale non conoscenza da parte della stragrande maggioranza degli italiani di una vicenda che sintetizza un intero periodo storico. Periodo denso di avvenmenti di grande importanza. Che ormai e’ finito nel dimenticatoio della nostra memoria collettiva.
    In questo, purtroppo, hanno grande responsabilita’ i miei colleghi, che ‘pompano’ vicende piu’ o meno accattivanti (da Cogne a Erba, passando per Garlasco e Perugia) ed ignorano totalmente un episodio, come la strage di piazza della Loggia, che ormai fa parte a tutti gli effetti, della nostra complicata e dolorosa storia.
    Spero che da domani qualche grande giornale, qualche Tg o qualche popolare talk show possano smentirmi ed invertire la tendenza, anche se ci credo poco.
    Ma staremo a vedere…

    11:35, Commento
  3. Nicola

    PER VOSTRA CONOSCENZA: DAL SITO ON LINE DEL QUOTIDIANO ‘BRESCIAOGGI’ DEL 24 NOVEMBRE

    IL DIBATTIMENTO. Inizia davanti ai giudici della corte d’assise presieduta da Enrico Fischetti il procedimento per l’attentato che il 28 maggio ’74 causò la morte di 8 persone
    Piazza Loggia: domani al via il nuovo processo

    Wilma Petenzi Da trentaquattro anni Brescia attende la verità sulla strage di piazza della Loggia. La città vuole giustizia e vuole sapere chi organizzò l’attentato, confezionò e posizionò la bomba nel cestino di piazza della Loggia che il 28 maggio del 1974 uccise Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi Milani, Clementina Calzari e il marito Alberto Trebeschi, Euplo Natali, Bartolomeo Talenti, Luigi Pinto e Vittorio Zambarda. DA DOMANI LA CORTE d’assise di Brescia presieduta da Enrico Fischetti andrà alla ricerca dell’attesa verità. Al via il nono processo per la strage. Per le otto vittime e i cento feriti di cui 21 con lesioni permanenti il procuratore Roberto Di Martino e il sostituto Francesco Piantoni hanno chiamato a giudizio sei imputati: Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Giuseppe Rauti, Francesco Delfino e Giovanni Maifredi. Devono rispondere tutti e sei di concorso in strage «perchè in concorso tra loro e con Carlo Digilio (deceduto) allo scopo di attentare alla sicurezza interna dello Stato hanno cagionato una strage in piazza della Loggia nel corso di una manifestazione indetta dal Comitato permanente antifascista e dalle segreterie provinciale della Cgil, Cisl e Uil, collocando un ordigno esplosivo in un cestino metallico porta rifiuti aderente a una colonna dei portici e provocandone l’esplosione». IL PROCESSO è la conclusione di un lavoro investigativo iniziato nel 1993 con quattro richieste di proroga. Per il procuratore Di Martino e il sostituto procuratore Piantoni non ci sono dubbi: la strage venne messa a punto da alcuni membri di Ordine Nuovo, organizzazione eversiva di destra che con la collaborazione di apparati deviati dello Stato favorì la strategia della tensione in Italia per una svolta militarizzata del Paese. I due pubblici ministeri, orientandosi tra centinaia e centinaia di testimonianze, e 750 mila pagine di inchiesta, hanno ricostruito i ruoli dei presunti responsabili della strage. Rauti, Maggi, Zorzi e Tramonte saliranno sul banco degli imputati perchè membri di Ordine Nuovo. Tra gli imputati anche Pino Rauti, ex segretario nazionale del Movimento sociale italiano, perchè esponente di vertice di Ordine nuovo e perchè «promosse l’attentato nell’ambito della pianificazione di una serie di azioni terroristiche». Per i magistrati Di Martino e Piantoni, Maggi svolse funzioni organizzative e di direzione, coordinando il lavoro, ma l’ordignò lo procurò Zorzi. [/CROSSHEAD]L’ESPLOSIVO che fece saltare il cestino di piazza Loggia, spargendo schegge mortali nel raggio di una ventina di metri, veniva dalla Francia. Per i due pm Zorzi lo fece arrivare in Veneto grazie alle sue conoscenze oltrefrontiera. Maurizio Tramonte, risponde di concorso in strage perchè per la procura ha partecipato alle riunioni in cui venne organizzato l’attentato e si offrì pure per collocare l’ordigno nel cestino, ma Maggi scelse un’altra persona. Tra gli imputati Francesco Delfino, ex generale dei carabinieri, ai tempi della strage comandante del reparto investigativo dei carabinieri di Brescia. Per la procura «Delfino partecipò alle riunioni in cui venne organizzato l’attentato e non impedì, quale ufficiale dell’Arma dei carabinieri, che lo stesso venisse portato a compimento». Ruolo di spicco, secondo gli accusatori, anche per Giovanni Maifredi: «Custodì l’ordigno nei giorni immediatamente antecedenti l’esecuzione dell’attentato terroristico». LA RICOSTRUZIONE dei due magistrati conferma il legame tra la strage di piazza Fontana e la strage di piazza della Loggia. L’accusa si è basata sulle testimonianze di Carlo Digilio (agente della Cia morto nel 2005) e di Maurizio Tramonte (pure lui ex informatore dei servizi segreti civili noto con il nome in codice di «Fonte Tritone), che ha fatto dichiarazioni poi ritrattate, ma che per l’accusa restano le «veline» dell’ex informatore, i suoi appunti in cui viene evidenziato il ruolo di Rauti definito «la personalità romana». Dal processo il giudice dell’udienza preliminare Lorenzo Benini che lo scorso 15 maggio ha rinviato a giudizio i sei imputati, nel corso dell’udienza ha stralciato la posizione di altri quattro indagati, Gaetano Pecorella, Fausto Maniaci e Martino Siciliano chiamati a giudizio per favoreggiamento, e Vittorio Poggi, accusato di riciclaggio. In sostanza Pecorella e Maniaci, legali di Delfo Zorzi, sono accusati di aver fatto da intermediari tra il loro cliente e Siciliano. Zorzi avrebbe pagato Siciliano per non sottoporsi ad alcun interrogatorio. Per il suo silenzio Siciliano avrebbe intascato 150 mila dollari. I due avvocati avrebbero gestito l’accordo e avrebbero fatto arrivare i soldi a Siciliano in Colombia. E fu Poggi, secondo la procura, a giostrare alcuni bonifici per Siciliano usando un falso nome. Per i quattro gli atti sono stati inviati dal giudice a Milano per competenza territoriale, perchè il reato di favoreggiamento fu consumato nel capoluogo lombardo. Della posizione di Pecorella, Maniaci, Siciliano e Poggi si stanno occupando i magistrati milanesi, ma finora non c’è stata alcuna richiesta di rinvio a giudizio. [/CROSSHEAD]DI MARTINO E PIANTONI non hanno dubbi e sono tranquilli. Sono certi che la loro ricostruzione non abbia alcuna sbavatura. Resta un unico anello mancante, chi mise la bomba nel cestino? Per la procura non è imporante, perchè questa inchiesta «ha un respiro verso l’alto, verso il vertice dell’organizzazione». Per Tramonte a mettere la bomba nel cestino fu Giovanni Melioli, ordinovista morto negli anni Ottanta, ma per l’accusa l’esecutore potrebbe anche essere Tramonte. Il processo potrebbe chiarire anche questo ultimo aspetto. I giudici potrebbero stabilire che la strage fu organizzata da Ordine Nuovo, Maggi pianificò l’attentato, Zorzi procurò l’esplosivo, Digilio mise a punto l’ordigno, la bomba passò nelle mani di Maifredi che la custodì sotto il letto. I giudici saranno chiamati a giudicare sei imputati, alcuni anche in condizioni di salute precarie. Sono anziani, paiono fragili e deboli, ma per l’accusa sono stati loro trentaquattro anni fa a decidere che la morte doveva piombare su Brescia. Sono stati loro a decidere che nel cestino di piazza della Loggia dovevano esplodere sette etti di esplosivo, sono stati loro a uccidere otto persone e a ferirne altre cento.

    13:42, Commento
  4. Giacomo

    A proposito, sono stato assente alcuni giorni e solo adesso ho letto l’articolo di Saverio Ferrari e ho visto che su vivamafarka e cuorineri il dibattito (se così lo si può chiamare……) è di nuovo divampato….

    Francamente, a questo punto, credo non serva insistere, in quanto, cercare di imbastire un dialogo con chi non riesce mai a togliersi il paraocchi della ideologia (non rendendosi conto che così facendo danneggia proprio la causa che vorrebbe difendere), ritengo sia impresa impossibile.

    14:16, Commento
  5. Nicola

    Esatto, del resto come avrai letto dai miei ultimi interventi su cuorineri.it anche io sono arrivato alla stessa conclusione. ps: vatti a leggere, per curiosita’ l’intervento che ha appena fatto Zani su cuorineri…

    15:59, Commento
  6. Giacomo

    Io credo che, in privato, anche i “vivamafarkisti” siano ben consapevoli che Zani dice la verità.
    Ma non riescono ad ammetterlo. E non tanto per malafede, quanto perchè è dura dover prendere atto che, ahimè, in quegli anni tanti (troppi) giovani (a destra come a sinistra), convinti di lottare contro il “sistema”, alla fine, hanno contribuito a rafforzarlo…..

    20:22, Commento
  7. rao

    Giacomo, non credo che tutti di loro ne siano davvero consapevoli- Intanto la maggior parte e’ talmente giovane che quel periodo non puo’ averlo vissuto personalmente e quindi non puo’ che giudicarlo in base a cio’ che sostengono quei cinque o sei personaggi di riferimento. I quali alcune cose non possono saperle perche’ a loro volta non le hanno vissute direttamente, altre le immaginano, altre le minimizzano ed altre ancora le rifiutano a priori.

    09:14, Commento

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