”Il sangue e la celtica” di Nicola Rao
QUANDO L’ESTREMA DESTRA AMMETTE STRAGI E GOLPE
L’ultimo libro di Nicola Rao,’Il sangue e la celtica’ (Sperling&Kupfer, pp. 469, euro 18), offre piu’ di un aspetto interessante.
Mentre il precedente ‘La fiamma e la celtica’ (in realta’ la ristampa, uscita un paio di anni fa sempre per la Sperling & Kupfer, con alcuni aggiornamenti e l’aggiunta di un capitolo iniziale, di ‘Neofascisti’!, edito per la prima volta da Settimo Sigillo), ripercorreva dall”interno’ le vicende del neofascismo italiano, ponendosi ancora in un ambito di condivisione di quel mondo, in questo secondo volume si prende invece obiettivamente atto delle responsabilita’ della destra radicale in ordine allo stragismo degli anni Sessanta e Settanta.
Un fatto non da poco.
Nicola Rao, che non ha mai nascosto le proprie simpatie di destra, oggi giornalista parlamentare del Tg2, nel riannodare la storia della ‘Strategia della tensione’, ha raccolto innumerevoli confidenze e testimonianze direttamente dai protagonisti di quella stagione.
Il filo conduttore e’ l’anticomunismo.
Spesso ai ricordi si sovrappongono ricostruzioni palesemente di comodo o autoassolutorie. C’e’ chi rilascia dichiarazioni per negare l’evidenza storica (patetica in questo senso l’intervista rilasciata da Gabriele Adinolfi, fondatore di Terza Posizione), ma anche chi tenta di trarre un bilancio piu’ serio e meditato della propria esperienza.
Un’aneddotica di parte, certo, con tasselli pero’ utili nel loro insieme a comporre una verita’ piu’ grande, che alla fine del libro emerge prepotentemente: il neofascismo italiano, non solo fu animato da progetti golpisti ed eversivi, anche nelle sue parti piu’ moderato come l’Msi, ma alcune sue componenti organizzate si prestarono allo stragismo, da piazza Fontana a piazza della Loggia. Un dato di fatto, come gli intrecci acclarati (e raccontati) con gli apparati di polizia e dei servizi di sicurezza anche statunitensi.
Una conclusione che Nicola Rao rende esplicita accompagnando le parole dei tanti testimoni, con la pubblicazione di numerosi stralci di atti giudiziari, inequivocabili nei loro riscontri sulle responsabilita’ dell’estrema destra, Ordine Nuovo in testa, acquisiti dalla magistratura.
Che l’autore non sia indifferente al percorso che ha intrapreso e che quasi lo trascini verso esiti non desiderati, lo dimostrano i tentativi di depotenziamento di pagine del passato, a riprova di precedenti inclinazioni bombarole, se non stragiste, del neofascismo italiano, come le imprese dei Far (Fasci di azione rivoluzionaria), attivi nell’immediato dopoguerra, non, come si afferrma, con semplici petadi dimostrativi, ma in piu’ di un’occasione con impressionanti cariche esplosive. A Milano si conto’ piu’ di un morto negli assalti alle Casa del popolo e alle sezioni della sinistra.
Ancora di piu’, quando si cerca di sminuire la portata eversiva del Movimento Politico Ordine Nuovo di Clemente Graziani, che assassino’ il giudice Vittorio Occorsio nel 1976, o si vuole definire un ‘enigma’ la strage dell’Italicus del 4 agosto 1974, quando questa si colloco’ in un crescendo di attentati ai treni, perseguito da terroristi vneofascisti, alcuni dei quali commessi proprio dal Fronte Nazionale Rivoluzionario di Mario Tuti.
Nicola Rao tenta anche di dar credito a personaggi come Mario Merlino, la cui autorappresentazione di ragazzo confuso, in bilico negli anni Sessanta fra neonazismo e anarchismo, sfiora il grottesco. Lui, come altri di Avanguardia Nazionale, l’elenco non sarebbe breve, si infiltrarono scientemente in ambienti di sinistra come agenti provocatori. I dubbi sono stati, ormai, tutti spazzati via.
Ma al pettine arrivano, davvero clamorose, alcune testimonianze. La prima e’ quella di Fabrizio Zani, due ergastoli sulle spalle, prima in Avanguardia Nazionale, poi in Ordine Nero, quindi in Terza Posizione e nei Nar. Il racconto di come seppe in carcere da Nico Azzi, condannato per aver collocato una bomba sul treno Torino-Roma il 7 aprile 1973, della partecipazione del gruppo ‘La Fenice’ di Milano, collegato a Ordine Nuovo, di cui lo stesso Azzi faceva parte, suona come conferma autorevolissima sugli esecutori del 12 dicembre 1969.
Ancor piu’ interessanti sono le parole di Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia Nazionale:”Noi avevamo fatto delle indagini- questa la sua presa di posizione dopo tanti anni- gia’ la sera del 12 dicembre e nei giorni successivi. Perche’ cercammo di capire da dove proveniva la strage. E stranamente comprendemmo molto piu’ di quello che non hanno voluto capire molti altri, anche oggi…Ma siccome decidemmo di non accusare nessuno, il risultato fu, che quasi vent’anni dopo i fatti, nel 1988 io risultavo ancora imputato della strage, insieme al signor Fachini che disistimavo. La mia, insomma, e’ stata una scelta cosciente, non un atto di debolezza. Possiamo aver sbagliato in un’altra cosa: quella di non essere intervenuti fisicamente su certe persone coinvolte in questi fatti…Ma in quel momento, parlo degli anni Settanta-Ottanta, un chiarimento storico non era possibile, se non a prezzo di squalificare un intero mondo…Perche’ non feci o dissi nulla? Innanzitutto perche’ la verita’ spesso e’ un sottile limite che separa dall’infamia”.
E’ certamente una dichiarazione di estraneita’, ma e’ altrettanto vero, come sottolinea Nicola Rao, che, pur non dicendo ”nulla di esplicito”, Stefano Delle Chiaie ”chiarisce tante cose”. In primo luogo , la provenienza degli esecutori della strage, interni al mondo della destra eversiva. L’accenno a Massimiliano Fachini di On non risulta poi neanche cosi’ tanto casuale.
Tutt’altro che secondaria, infine, la ricostruzione da parte di Adriano Tilgher, vicepresidente di Avanguardia Nazionale, del golpe Borghese, tentato nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970.
”Se ne parlava da mesi”, cosi’ dice, chiarendo come nel progetto fossero coinvolti ”tutti i gruppi della destra radicale” dal Fronte Nazionale ad Avanguardia Nazionale, a Lotta di Popolo, a Ordine Nuovo, con l’Msi in posizione di attesa.”Diciamo che il Msi era della partita- precisa Tilgher- anche se poi Almirante ha sempre negato”.In quella notte i congiurati penetrarono effettivamente all’interno del Viminale ”con l’aiuto dei poliziotti del corpo di guardia”, impossessandosi di ”circa 200 Mab custoditi dalla polizia”. Il nostro gruppo- e’ sempre Tilgher a parlare- avrebbe dobuto presidiare il Ministero degli Esteri, che sarebbe dovuto essere assaltato dalla colonna di Forestali che veniva da Cittaducale. Anche l’occupazione della Rai, in via Teulada, avrebbe dovuto essere portata a termine da un nucleo di Avanguardia. C’erano poi sparsi per Roma diversi gruppi operativi, che avevano l’ordine di occuparsi di alcune personalita’ politiche e istituzionali”.
Poi arrivo’ il contrordine:”Purtroppo molti reparti militari, indispensabili per la riuscita del golpe, dopo un’iniziale adesione, quella sera, all’ultimo momento, si tirarono indietro”. ”So per certo- questa una delle sorprese- che il socialdemocratico Tanassi era inserito nel golpe”.
Nel libro c’e’ anche molto altro: dal reclutamento dei sanbabilini, tra il 1973 e il 1974, all’interno del ‘golpe bianco’ di Carlo Fumagalli, a una possibile diversa interpretazione della strage di Brescia del 1974, comunque attribuita a Ordine Nuovo, alle vicende di Ordine Nero e ai suoi ’strani’ rapporti con la Nato, fino a qualche appunto sulle relazioni tra Almirante ed alcuni esponenti dei servizi segreti.
Tra le pagine, anche una testimonianza divertente circa le pratiche erotico-sessuali di Juliuse Evola, il principale riferimento teorico dei neofascisti italiani, forse un po’ troppo intraprendente con le ragazze del Msi.
Un libro tanto contraddittorio quanto utile per le sue ammissioni, che sta scatenando forti contrasti nell’ambito della destra radicale. Tomaso Staiti di Cuddia, storico dirigente milanese, in una lettera aperta a Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della Sera, che aveva lanciato un ‘appello’ al ‘chi sa parli’, a proposito di stragi e dintorni, ha invitato i camerati ad ”assumersi le loro responsabilita”’ e a raccontare ”quel poco o tanto che certamente sanno”. Magari facendo ”i nomi di coloro” che agivano ”per conto di apparati di ogni tipo”.
Siamo solo forse agli inizi. Gia’ preannunciata per il prossimo anno l’uscita del terzo capitolo di questa trilogia: ‘Il piombo e la celtica’, sul neofascismo armato degli anni Settanta e Ottanta. Lo leggeremo con curiosita’.
Saverio Ferrari su ‘Liberazione’ del 18-11-2008
SEI UN INFAME.
Nell’indifferenza generale, con poche udienze alla settimana e disertato dai testimoni, si sta…
Libri Nicola Rao si immerge negli Anni di Piombo vissuti a destra di Andrea Curreli Negli anni Settanta…
Accade a volte nella vita di una nazione, se è lecito al proposito parafrasare il Gadda di ‘Eros…
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E I RAGAZZINI SI DIEDERO ALLE ARMI…DA OGGI IN LIBRERIA ‘IL PIOMBO E LA CELTICA’, IL…
Allora, andiamo con ordine.
Prima precisazione. ‘La fiamma e la celtica’ non e’ la ristampa di un libro uscito due anni prima sempre per la Sperling con l’aggiunta del capitolo iniziale.Ma e’ una riedizione, completamente riveduta e aggiornata, del libro ‘Neofascisti’, pubblicato da Settimo Sigillo nel 1999 e scritto addirittura nel 1996.
La differenza non consiste solo nel primo capitolo (quello sui funerali di Peppe Dimitri), ma in oltre cento pagine in piu’. Con l’aggiunta di tre ponderosi capitoli sulla saga di San Babila, di quello sul ‘diario di Emanuela’, (militante baby di Tp) e degli ultimi due capitoli, sul neofascismo dopo Fiuggi e su Casapound e i centri sociali di destra. In piu’ ci sono numerose foto inedite, a cominciare da quelle dei sanbabilini.
Seconda precisazione. il fatto che io abbia idee di destra non credo possa sminuire il mio lavoro, ma anzi, visti gli attacchi che mi vengono proprio da settori dell’estrema destra -che mi accusano di aver fatto emergere il coinvolgimento di alcuni esponenti della destra radicale in alcune stragi- credo che meglio di ogni altra cosa testimonino la mia professionalita’.
Quindi non c’e’ nessun ”percorso che mi trascina verso esiti indesiderati”. Ma solo un lavoro cronistico, scrupoloso ed anche molto faticoso.
Per cui io non sminuisco un bel niente. Cosi’ come emergono dal libro responsabilita’ ‘nere’ per piazza Fontana e piazza della Loggia, dallo stesso lavoro emerge che la strage dell’Italicus resta un enigma senza colore, che i botti della Legione Nera dei primi anni 50 (e non dei Far, di cui parlo invece ne ‘La fiamma e la celtica’) furono solo attentati dimostrativi e che, analizzando e vivisezionando gli atti del processo al Movimento Politico Ordine Nuovo dell’autunno del 1973, risulta in maniera evidente come si sia trattato solo di un processo politico. Come recitava, del testo lo stesso capo di imputazione:ricostituzione del disciolto partito fascista. Che poi tre anni dopo quel processo un nucleo di ex militanti del Mpon abbia assassinato il giudice Occorsio (vicenda di cui parlero’, a lungo ne ‘Il piombo e la celtica’) non modifica di una virgola il fatto di cui sopra, ne’ le mie critiche a quel processo.
Quanto a Merlino al quale, secondo l’autore dell’articolo, io avrei dato ”credito”, pubblicando la sua versione ”grottesca”, e’ falso. O meglio: cosi’ come ho riportato e pubblicato le testimonianze che, giustamente Ferrari reputa di grande rilievo, come quelle di Zani, Delle Chiaie e Tilgher, allo stesso modo ne pubblico altre che i lettori sono liberi di giudicare piu’ o meno attendibili, come quella di Merlino, appunto. Ma cio’ non significa che io le sposi o le condivida appieno. Ne’ puo’ mettere in dubbio la mia obiettivita’ di cronista.
Ferrari fa, anche se in piccola parte, lo stesso errore di prospettiva del duo Adinolfi-Murelli.
Si da’ credito alle testimonianze che si condividono e si screditano quelle che non si condividono, arrivando addirittura a criticarmi (nel caso di Ferrari) e ad attaccarmi (nel caso del duo Murelli-Adinolfi)per averle pubblicate.
Cosi’ Adinolfi e Murelli nulla eccepiscono a proposito di quanto mi dichiarano Signorelli o Tuti o Anna L Valerio, mentre mi insultano ed offendono perche’ ne pubblico anche altre, accanto a numerosi atti giudiziari che fanno emergere dei fatti che loro negano, persino davanti alla piu’ oggettiva evidenza.
Idem, per Ferrari, che mi da’ atto di aver raccolto testimonianze inedite, preziose e scomode per l’estrema destra, ma poi si va a scegliere anche quelle che non condivide, per sminuire l’obiettivita’ ed il rigore del mio lavoro.
Queste critiche ‘ideologiche’ e ‘dietrologiche’ che mi hanno rivolto la signora Federica Perri sul Secolo, il duo Murelli-Adinolfi sul suo board ed ora, anche se, ripeto, in misura molto minore, il collega Ferrari su ‘Liberazione’ testimoniano che forse ho fatto proprio bene a scrivere questo libro. Nonostante tutto.