Il sangue e la celtica: Casapound, Azione Giovani e i Cuori neri neofascisti. Intervista a Nicola Rao

Pubblicato da Eleonora, Blogosfere Staff  in Interviste

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Vendicare Piazzale Loreto è stata la miccia per i neofascisti del dopoguerra. Nicola Rao, giornalista parlamentare del TG2, è l’autore della trilogia della celtica, un’inchiesta per i tipi di Sperling&Kupfer in tre volumi (l’ultimo uscirà nel 2009) sulle radici storico culturali della destra radicale italiana degli ultimi sessant’anni. 

Con La fiamma e la celtica hai riacceso il dibattito sui movimenti neofascisti, raccogliendo anche la contestazione di Nando Ventra. Quali sono state le reazioni alla pubblicazione de Il sangue e la celtica?

La fiamma e la celtica ha avuto un successo inaspettato, direi. Otto edizioni, quasi 30.000 copie vendute. Ovviamente ha avuto anche critiche ed attacchi. Come quello che hai citato tu di Nando Ventra, un signore palermitano che mi ha accusato, fondamentalmente, di non averlo mai cercato, nè citato, pur rappresentando, a suo dire, un pezzo di storia del Msi.

Ma direi che le critiche più feroci le ho ricevute da Azione Giovani, che mi accusavano di aver dato spazio a Casapound (a cui dedico il capitolo conclusivo de La fiamma e la celtica) e di non aver neanche menzionato la loro organizzazione. Stesse accuse da parte del presidente fiorentino di Ag che mi ha addirittura scritto una lettera aperta sul web, intitolata significativamente ”Scusaci Rao, se esistiamo”.

E com’e’ andata dopo l’uscita de ‘Il sangue e la celtica’?

Partiamo da un articolo di Federica Perri che su Il secolo d’Italia (pur non avendo praticamente letto il libro, come si evince da ciò che scrive) mi accusa di voler cavalcare l’onda delle trame nere. Ma non è tutto. Sul sito Cuori Neri, curato dal mio amico e collega Luca Telese sono arrivati post di gente perplessa. Ma il vero e proprio processo l’ho subito (e in parte ancora lo sto subendo) sul board Orion (curato da Maurizio Murelli, uno dei leader storici dell’estremismo nero milanese), ospitato sul portale vivamafarka.com, gestito dai circoli di Casapound.

Su Orion, Murelli e, soprattutto, Gabriele Adinolfi (già fondatore di Terza Posizione ed oggi nume tutelare dei centri sociali di destra) mi hanno attaccato pesantemente, accusandomi (nel caso di Adinolfi) di essermi venduto ad una sorta di spectre postcomunista-giudaico-massonico-finiana, di cui la mia casa editrice, la Sperling&Kupfer sarebbe il braccio armato e Telese il commissario politico

Ci sono state anche reazioni positive all’interno della destra?

Si, per fortuna. Penso a Tomaso Staiti, storico leader della destra milanese, che ha invece apprezzato il mio lavoro ed ha persino scritto una lettera aperta, invitando tutto l’ambiente ad un’opera di pulizia interna e di trasparenza, cominciando, lui per primo, a raccontare episodi e vicende che hanno coinvolto dei neofascisti nella strategia della tensione.

Anche il vicedirettore del Corriere della sera, Pierluigi Battista, in un editoriale dei primi di ottobre in cui anticipava l’uscita del mio libro, a sua volta aveva apprezzato il mio tentativo, invitando a sua volta chi, nell’ambiente del’estrema destra sa qualcosa sulle stragi, finalmente a tirarla fuori. Il titolo del suo pezzo era proprio:”Sulle stragi nere, chi sa parli”.

All’uscita di “Nazirock” Claudio Lazzaro è stato diffidato da Roberto Fiore e da Forza Nuova che, di fatto, hanno impedito l’uscita del docufilm nelle sale. Nei giorni scorsi si è parlato anche della versione taroccata che circola su eMule, in cui sopra le immagini del ghetto di Varsavia e dei lager è stata montata “Rotolando verso Sud” dei Negrita. In una società lontana dagli eccessi del ‘68 e del ‘77, perché i neofascisti scelgono ancora la via dell’intimidazione?

Non sapevo di questo video taroccato. Ma, sinceramente, non gli darei troppa importanza. Bastano due ragazzini che sanno maneggiare un computer ed ecco che su Youtube può apparire qualunque cosa. Non credo che questo significhi che dietro ogni idiozia ci siano dirigenti o militanti dei movimenti di estrema destra.

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Anche tu hai un tuo blog. Hai mai ricevuto minacce via Internet?

Mi sono arrivate accuse, anche personali, molto pesanti ed una bella serie di insulti. I toni sono stati, in qualche caso, molto alti. Ma minacce direi di no. C’è stato, invece, un appello aperto di Adinolfi a boicottare il mio libro ed una sorta di diffida a invitarmi a presentarlo, lanciata a tutto l’ambiente.
 
Scrivi che per “Delle Chiaie non c’è più un rapporto diretto, nel 2007, tra fascismo storico, il neofascismo che lo ha seguito per oltre cinquant’anni e l’ambiente più o meno residuale che oggi si definisce di estrema destra e che si richiama in qualche maniera al fascismo” (p. 159): quali sono le differenze che rendono Forza Nuova o La Destra tanto differenti dai gruppi neofascisti del dopoguerra, oltre la rinuncia alla lotta armata?

Beh, intanto una precisazione. Anche in passato non è che tutti i gruppi neofascisti predicassero o praticassero la lotta armata, anzi. Diciamo che, a partire dalla seconda metà degli anni settanta, soprattutto i giovani militanti missini sono stati più che altro un bersaglio. Carne da macello per il cosiddetto antifascismo militante. Poi, fin dal dopoguerra, ci sono state persone e piccoli gruppi, anche a destra, che hanno teorizzato la violenza ed il terrorismo. Ma la gran parte dei militanti di destra e di estrema destra (così come quella dei militanti di sinistra ed estrema sinistra) per fortuna la lotta armata non l’ha mai praticata.

Direi che le differenze tra gruppi come Forza Nuova, o la Fiamma Tricolore o Casapound ed i movimenti che li hanno preceduti, sono tante e poche al tempo stesso.

Ovvero?

Tante, perchè ovviamente il mondo è cambiato, il muro è caduto, la paura del comunismo non c’è più (visto che il comunismo è pressochè scomparso), perchè oggi le due questioni al centro delle battaglie politiche di questi gruppi sono quelle dell’immigrazione e della globalizzazione, che loro chiamano ”mondialismo”. Quindi lo scenario è molto diverso.

Poche, perchè, in fondo, i riferimenti ideali e culturali sono sempre gli stessi (così come i maestri e gli autori di riferimento) ed anche i leader (pensiamo a Fiore, Adinolfi e Boccacci a Roma o a Murelli a Milano) sono gli stessi di 20-30 anni fa.
Discorso ancora diverso per la Destra, che è una costola di An e quindi, tra quelli citati, è il movimento sicuramente più parlamentare (per cultura, intendo, anche se, al momento non ha rappresentanza in Parlamento) e istituzionale. Un movimento che non si definisce neofascista o fascista, a differenza degli altri, ma, più semplicemente, come ha detto Storace pochi giorni fa al primo congresso del partito, non antifascista.

La teoria dell’infiltrato di Francesco Cossiga in occasione dello sciopero contro il dl Gelmini ha risvegliato il sospetto di uno stato autoritario, peraltro confermato alcuni giorni fa dalla sentenza sulla scuola Diaz nel G8 di Genova. Ci sono legami tra questi fatti e le strategie a cui si possono ispirare oggi i neofascisti italiani?

I neofascisti di oggi sono quanto di più lontano dal potere, dallo stato e dalle trame si possa immaginare. Si definiscono, si sentono e vivono da rivoluzionari. Hanno un odio viscerale per tutto ciò che è istituzione (a cominciare dalle foze dell’ordine. Basti pensare a quel che successe la sera dell’11 novembre dell’anno scorso a Roma, dopo la morte di Gabriele Sandri).

Quindi escluderei a priori qualsiasi inserimento, consapevole e voluto, di militanti o dirigenti dei gruppi neofascisti in strategie di potere che, sinceramente, non vedo. Tra l’altro la vicenda Diaz e gli scontri di piazza Navona sono cose molto diverse, nel tempo e nello spazio. E sulla Diaz ho visto che lo stesso Capo della Polizia, Antonio Manganelli, è intervenuto, in una lettera a La Repubblica per assicurare che lui è il primo a voler fare piena luce su quanto accadde. Dopo aver deprecato il comportamento dell’agente che ha ucciso Sandri, assumendosi, peraltro, la responsabilità di quella tragica vicenda. Un atteggiamento responsabile e trasparente, quanto più lontano, credo, da sporche operazioni di strumenzalizzazione.

A concludere la trilogia uscirà nel 2009 “Il piombo e la celtica”, in cui, come hai anticipato a Gerardo Picardo “Milano e il Veneto sono l’epicentro della storia di questo volume, la Capitale sarà il principale scenario degli eventi successivi”. Quali sono oggi i ruoli di queste aree geografiche per il coordinamento e l’attività neofascista?

Roma resta l’epicentro del neofascismo italiano. Per numero e pluralità di aderenti, sigle, movimenti e iniziative. Ma sicuramente il Veneto e la Lombardia sono altre realtà centrali per il radicalismo di destra. Penso al Veneto Fronte Skinhead, al proliferare di sigle e gruppi nel triangolo nero Padova-Verona-Vicenza, al movimento skin milanese, alla diffusione del circuito dei centri sociali di Casapound soprattutto in Lombardia e alla rete di iniziative che ruota intorno a Orion di Murelli.

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